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Scomparso il 23 agosto 2006 a 83 anni, ha dato un contributo importantissimo alla lotta partigiana sviluppatasi nel legnanese già a partire dall’autunno del 1943, quando fu costituita una squadra composta da giovani operai, collegati da tempo ai fratelli Venegoni. Le prime squadre d’azione partigiane, le famose Sap, videro la luce alla Franco Tosi, alla Pensotti, alla Cantoni, alla Metalmeccanica, alle Industrie Elettriche di Legnano. Tra gli elementi più attivi lo stesso Arno, di cui riportiamo la testimonianza resa in occasione di un convegno organizzato da CGIL, SPI e AUSER nel 1993, integralmente disponibile nella recente pubblicazione a cura dell’Amministrazione Comunale e dell’ANPI “Legnano e la Resistenza”:

“La mia vita è stata profondamente segnata dalla presenza e dall’amicizia dei fratelli Venegoni, anche se tra me e i due fratelli maggiori, Carlo e Mauro, c’era una notevole differenza d’età, circa vent’anni. Io nacqui nel 1923 in modo prematuro, poiché mia madre subì violenze dai fascisti che erano venuti a casa nostra per arrestare mio zio. Si può dunque affermare che mi sono trovato inserito sin dalla nascita in un particolare ambiente antifascista.

Nel marzo del ’43 si faceva parte di un gruppo di militanti comunisti che, nei pressi del campo sportivo, si incontrava per organizzare gli scioperi nelle fabbriche del Legnanese, riusciti poi alla perfezione grazie soprattutto alla straordinaria partecipazione delle donne operaie delle fabbriche tessili. Dalla fine di luglio al’8 settembre 1943, ci fu un’attività febbrile; con Carlo Venegoni e altri compagni cominciammo a organizzare alacremente il partito comunista e il sindacato. L’8 settembre, subito dopo aver saputo dell’armistizio, andammo alla caserma in centinaia di cittadini per chiedere le armi e organizzare subito la Resistenza contro i tedeschi. Iniziata la guerra partigiana, divenne affannosa la ricerca delle armi, la messa a punto delle azioni contro i tedeschi e l’organizzazione della Guardia Nazionale, trasformatasi poi nelle brigate partigiane. Io entrai in clandestinità nell’ottobre ’43, quando cominciò a farsi sentire la riorganizzazione repubblichina dei fascisti, per assumere appena ventenne il comando di un gruppo partigiano formato da giovanissimi. Il movimento partigiano s’ingrandì nei primi mesi del ’44. Il 5 gennaio di quell’anno ci fu la deportazione alla Tosi, ma il nostro movimento riuscì a colmare le perdite di quelle tragiche giornate. Infatti si formarono nuovi gruppi, presto in grado di compiere diverse azioni.

Vissi in quel periodo un’intensa esperienza umana con Mauro Venegoni che, pur vivendo allora clandestinamente a Milano, chiedeva spesso l’aiuto di noi “legnanesi” per portare a termine le sue audaci azioni contro i nazi-fascisti. Conobbi anche Giovanni Pesce, nome di battaglia “Visone”, col quale lavorai per tre mesi. . Nell’autunno del 1944 vi furono molte perdite, combattimenti non vittoriosi, arresti e pertanto decisi di concludere la mia esperienza partigiana nelle formazioni di pianura. Così, abbastanza malconcio, mi misi in contatto con la Resistenza piemontese guidata da Moscatelli e Caletti. Ero costretto a spostarmi in continuazione: dormivo in case e cascine sempre diverse, dove mi capitava, pesavo 49 chili ed ero sempre affamato. Il 29 aprile ritornai a Legnano, dove, riabbracciati amici e parenti, andai in caserma, alle scuole Carducci, per ritrovare la mia brigata: la 182a Garibaldi Mauro Venegoni.”

 

 

Dopo la Liberazione, Arno Covini non ha mai abbandonato la lotta politica e il sogno partigiano di una reale giustizia sociale. Negli anni Settanta è stato segretario della sezione del Partito Comunista ‘Martiri del Ponte’ che aveva sede nel nostro Circolo e, in tale veste, fu uno dei più convinti sostenitori di quella ‘apertura ai giovani’ che molto ha significato nella vita della nostra cooperativa che ha da poco festeggiato il centenario.

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